Riccardo Cepach : « Con LETS, vogliamo dimostrare che Trieste è la città della sindrome letteraria »

Trieste è recentemente tornata in prima linea nella scena letteraria francese. Ai confini della Slovenia, questa città- frontiera, culla di Mitteleuropa, è tornata l’anno scorso come un teatro d’amore malinconico in Ca raconte Sarah di Pauline Delabroy-Allard. Ma sicuramente non possiamo dimenticare che a livello internazionale Trieste non ha mai smesso di essere una città letteraria, come è stato dimostrato lo scorso giugno dalla ristampa in Francia della splendida Trieste di Roberto Bazlen o dalla pubblicazione dei Saggi Triestini di Pressburger. Basato sul ricco passato di Trieste con Ulisse di Joyce o le poesie di Umberto Saba, Il comune di Trieste, con Riccardo Cepach, coordinatore triestino e culturale dei musei Joyce e Svevo della città, lanciano l’iniziativa LETS per promuovere la letteratura a Trieste e candida ad entrare nel network delle Città Creative dell’Unesco. È durante una bellissima serata dedicata a Franck Venaille, in uno dei musei di Trieste, che Diacritik è andato a incontrare Riccardo Cepach per condividere con noi il suo amore letterario per questa città, chiave della cultura.

Oggi parleremo dell’iniziativa per valorizzare la Letteratura a Trieste che se intitola LETS perché oggi Trieste si candida ad entrare nel network delle Città Creative dell’Unesco. Nella presentazione del progetto sul sito www.letteraturatrieste, possiamo leggere: Trieste é chiamata la «città di carta»: il destino di Trieste sembra essere legato al suo passato litterario. Lei puo presentare la sua città a nostri lettori francese perché Trieste ? Trieste, la città di letteratura italiana con Italo Svevo e Umberto Saba ma anché conosciuta di Stendhal e di James Joyce…

LETS, (acronimo di LEtteratura a TrieSte) è il nome con cui il promotore della candidatura a «Città della Letteratura» Unesco, che è il Comune di Trieste, ha scelto di raggruppare tutte le iniziative e i progetti che sono indirizzati a fare della creatività letteraria un motore di sviluppo sostenibile. Che ciò accada qui a me – ma non solo a me – sembra quasi ovvio, addirittura necessario perché Trieste, di fatto, è davvero una Città della Letteratura o, appunto, una «città di carta» dove, come dice Claudio Magris, l’identità passa per la pagina scritta e, per capire davvero sé stessi, sembra che i triestini non abbiano altro strumento che la penna. E’ una sindrome che colpisce anche chi viene da fuori, o forse Trieste attira proprio quelle persone che già hanno questa malattia: James Joyce è il paziente più noto ma anche il boemo Rainer Maria Rilke fa parte di questo gruppo e così la tedesca Ricard Huch, il premio Nobel yugoslavo Ivo Andrić e un «inglese d’oriente» come lo straordinario Richard Francis Burton, il traduttore delle Mille una notte. Gli autori francesi hanno contratto il virus in modo irregolare: quasi immune Stendhal che in città ha trascorso solo pochi mesi come console francese e non ha amato per niente Trieste di cui non ha scritto se non in qualche lettera di tenore lamentoso, via via più colpiti Charles Nodier che a sua volta ha trascorso relativamente poco tempo qui ma vi ha ambientato in parte ben due romanzi e Paul Morand che di Trieste ha scritto nel suo Venise e che qui è sepolto, nella tomba di famiglia della moglie nel cimitero greco-ortodosso; in forma grave, infine, inguaribile, ha preso il morbo della letteratura e di Trieste Franck Venaille.

E a questi signori si devono ancora accostare i nomi dei tanti scrittori e poeti che qui sono nati e cresciuti: giganti come Italo Svevo e Umberto Saba e autori talentuosi e potenti come Scipo Slataper, Srečko Kosovel, Theodor Däubler e Virgilio Giotti e ancora Vladimir Bartol, Fulvio Tomizza Carolus Cergoly e Giani Stuparich. Non è una condizione comune per una città di queste dimensioni [Trieste ha poco più di 200.000 abitanti] quella di aver prodotto e ospitato tanti e tanto importanti scrittori e poeti. Così come non è comune e, anzi, penso sia una condizione unica, quella di un luogo che produce una cultura letteraria che si esprime in una…, due…, cinque o più lingue diverse e un dialetto duttile e potente come il triestino.

Ho visto anché ché l’iniziativa si chiama Let’s, con un apostrofo : l’idea é di mostrare il dinamismo de la litteratura a Trieste ? Letteratura del passato certo ma anché del presente e del futuro ? Io penso a Boris Pahor e anche Pressburger.

Sicuramente si tratta di questo: è molto significativo infatti constatare come questa grande storia letteraria di Trieste non si è conclusa con il Modernismo novecentesco a cui certo è legata la sua maggior fama visto che fra il 1921 e il 1923, in un triennio straordinario di cui a breve ricorrerà il centenario, Trieste ha saputo dar vita al Canzoniere di Saba, all’Ulisse di Joyce e alla Coscienza di Zeno di Svevo. No, il binomio Trieste e letteratura è più che mai presente perché in città vivono e lavorano ancora grandi scrittori autoctoni come Boris Pahor e il già citato Magris, esuli come Juan Octavio Prenz e Veit Heinichen, senza dimenticare il compianto Giorgio Pressburger che fino a poco fa faceva parte del gruppo: ancora grande letteratura in tante lingue diverse.  

Ma la valenza di LET’S in quanto esortazione è legata anche alla progettualità che Trieste ha saputo mettere in atto fino a questo momento e agli obiettivi futuri: la valorizzazione del patrimonio immateriale della letteratura a Trieste è iniziata anni fa con la creazione die primi musei letterari – dedicati a Svevo, Joyce, Petrarca e all’umanista Enea Silvio Piccolomini, vescovo di Trieste e infine Papa nel Quattrocento con la predisposizione dei primi itinerari letterari – Joyce, Svevo e Saba, naturalmente, ma seguiti da Tomizza e Burton – e la realizzazione di statue a grandezza naturale poste al livello stradale, passanti fra i passanti (e sono di nuovo la triade Svevo, Saba e Joyce, naturalmente). Così come sono stati avviati da tempo progetti di lotta alla povertà educativa – primo fra tutti il programma «Nati per leggere», dedicato ai piccolissimi e ai loro genitori, che qui ha la sede nazionale – e di promozione e diffusione della lettura a tutti i livelli – cito solamente la «Biblioteca Diffusa» che ha portato all’apertura di punti lettura negli spazi di aggregazione più diversi: palestre, case di riposo, piscine e stabilimenti balneari. Recentemente, inoltre, quasi 130 soggetti culturali, pubblici e privati, hanno sottoscritto il «Patto per la lettura» per promuovere la lettura e la cultura dle libro in modo coordinato. Ora, con la nascita di LETS, le azioni già intraprese verranno potenziate e verranno sviluppati nuovi progetti.

Infatti, per vincere questo titolo, il Comune di Trieste ha intrapreso un’ampia serie di progetti originali. Volevo parlare con voi del museo della Letteratura : comé lei vede le cose di questo spazio espositivo e didattico ?

Il Museo della Letteratura a Trieste LETS è un po’ il cuore di tutto il progetto perché ne rappresenta l’anima e perché è il perno attorno al quale ruotano buona parte delle altre iniziative. Sarà collocato al pianterreno dello storico palazzo della Biblioteca Civica Hortis che quasi tutti gli scrittori che abbiamo nominato hanno frequentato durante la loro vita, spesso lasciandocene sorridenti descrizioni, e sarà costituito da una esposizione permanente, – una galleria degli scrittori in cui cercheremo di raccontare almeno in parte questa ricchissima storia e i suoi straordinari protagonisti e tre spazi delineati per i tre autori maggiori : il Museo Sveviano, Il Museo Joyce e uno spazio per Saba – da una sala per le esposizioni temporanee di approfondimento e da una caffetteria-libreria, un elemento importante dell’architettura generale perché rappresenterà uno spazio di aggregazione in cui realizzare un fitto calendario di attività culturali, dalle presentazini di libri alle letture di poesia, alle proiezioni ai concerti.

Avete anche altre progetti per Let’s : cosa sono Let’s Digit e Let’s Wonder ?

L’acronimo LETS ha anche lo scopo di rendere evidente lo stretto collegamento che esiste fra i diversi progetti. Tutte le attività che si svolgeranno preso il Museo della Letteratura, ad esempio, avranno un «LETS» specifico dedicato a esse: LETS Show indicherà le mostre, LETS Play le attività teatrali, LETS Read la promozione della lettura e così via.

Inoltre sono previsti progetti LETS specifici, talvolta piuttosto articolati e ambiziosi, che sono stati indicati nel programma delle attività relative alla candidatura Unesco: LETS Print rappresenta la volontà di avviare una nuova casa editrice che possa rieditare testi della letteratura triestina fuori commercio, dar vita a un programma di traduzioni incrociate fra le diverse lingue parlate – e scritte – nel territorio triestino e, se possibile, rappresentare anche un veicolo per i nuovi autori che verranno a proseguire questa grande storia. LETS Digit è il nome del futuro hub di informatica umanistica – Trieste, non dimentichiamo, è anche un importante centro per la ricerca scientifica – che intende esplorare le potenzialità delle tecnologie digitali per le edizioni elettroniche, gli allestimenti in realtà aumentata, le esperienze di lettura a distanza. LETS Wonder individua i progeti realtivi alla letteratura per ragazzi che prevendono l’apertura di un archivio-museo dedicato a questa letteratura e la realizzazione di una mostra annuale dedicata. Con LETS Grow si darà vita a un ambizioso progetto di rilancio della periferia e di lotta alla povertà educativa e infine, senza un «LETS» a contraddistinguerlo perché nato in un contesto differente (il programma di rigenerazione urbana PISUS) e perché non è dedicato esclusivamente alla letteratura, sono ormai quasi completati gli itinerari culturali tematici di METRO Trieste che disegneranno una serie di percorsi pedonali guidati attrvaerso la città dando, naturalmente, rilevo all’anello dedicato alla letteratura che svelerà i luoghi della vita e delle opere degli scrittori triestini.

Finalmente, volevo parlare della serata al museo Revoltella in agosto dedicata a Franck Venaille dové Diacritik era. Una bellissima serata, molto vivace – un bel momento. Potete parle del amore che Franck Venaille aveva con Trieste ?

Come ho detto in precedenza Franck Venaille è stato sicuramente uno dei letterati stranieri che, in epoca contemporanea, ha più risentito di questo virus letterario triestino, di questa attrazione profonda, insieme forse alla scrittrice inglese Jan Morris e alla giapponese Atsuko Suga. Per Venaille Trieste è una sorta di calamita che esercità la sua azione anche da grande distanza, tanto che torna continuamente a rifletterci, a scriverne e a cercare di raccontarla. La sua guida in questo viaggio è sicuramente il poeta Saba, l’autore più amato – assieme a Svevo – quello rispetto al quale Venaille sente maggior affinità. In una splendida serie di trasmissioni radiofoniche di “France Culture”andata in onda nel gennaio del 1979, si sente Venaille dire che forse solo per quello, per sostare in muta ammirazione di fronte alla vetrina polverosa della libraria antiquaria di Saba, egli è venuto a Trieste. Ma seppure guidato dal suo Virgilio, l’interesse di Venaille per Trieste non si ferma ai versi di Saba: di Trieste lo affascinano le contraddizioni : i famosi caffé, la bora, i teatri e, insieme, la rivoluzione che Franco Basaglia realizza nel manicomio di San Giovanni, all’origine della legge che ha portato alla chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia e rivoluzionato l’istituzione psichiatrica in tutto il mondo.

Io sono felice se nel corso di quella splendida serata realizzata a un anno esatto dalal scomparsa di Venaille, il 23 agosto, sulla terrazza del palazzo del Barone Revoltella, con l’intera città di Trieste illuminata dalla luce del tramonto di fronte a noi, siamo riusciti a raccontare anche solo in parte questa bella storia. Abbiamo provato a farlo grazie all’aiuto di Anna Zoppellari, che insegna Letteratura francese all’Università di Trieste e della sua allieva Alessia Dagri, alla collaborazione dell’Alliance Française di Trieste e all’aiuto di Gabriela Truijllo e di Micha Venaille, la moglie del poeta, che ci ha fornito molto materiale e molti consigli. Come diceva il poeta preferito di Venaille, se Trieste «in ogni parte è viva» e anche grazie alla letteratura e agli artisti che, per via di questa, si innamorano di lei.